Sono effettivamente ciò che gli altri dicono di me? | “Oppure sono solamente ciò che io conosco di me stesso?”

DIETRCH BONHOEFFER

Mi è capitato di incontrare questa frase; per la verità di finirci dentro tutta d’un pezzo, scarpe comprese: o è stata la frase che mi è piombata addosso, insieme ai suoi puntini e ai suoi dubbi? Per il momento poco importa, ma è per ciò che comporta che merita attenzione chi l’ha pronunciata.

Si tratta di Dietrich Bonhoeffer (4. Febbraio 1906 – 9. Aprile 1945) teologo luterano tedesco, protagonista della resistenza al Nazismo. Muore appeso nudo a un palo nel campo di concentramento di Flossenbürg, dopo 2 anni di prigionia, accusato di essere tra i complici dell’attentato al Fürer. Giudicato reo di cospirazione contro Hitler, Bonhoeffer veniva condannato per ordine del Fürer in persona. Dalla madre aveva ereditato il bisogno spontaneo di venire in aiuto agli altri. Dal padre aveva appreso una straordinaria preveggenza, la capacità di concentrarsi su qualunque soggetto, l’avversione per i luoghi comuni e una ferma adesione alla realtà, a tutto ciò che è umano
Nelle carceri di Tegel e Berlino, scrisse le celebri lettere e appunti, raccolte poi nel vol. “Resistenza e resa” (pubblicato nel 1951), esempio di lucida coerenza in principi come libertà, patria, democrazia, pace, dialogo, ascolto dell’altro. Pagine, ora dolci ora drammatiche, pronte a scavare nel mistero di Dio e dell’uomo-
Di Dietrich Bonhoeffer vi propongo una poesia e qualche scritto che ho selezionato a fatica tra i tanti degni di essere riportati

POESIA,

(tratta da “La Poesia e lo Spirito”)

Chi sono?

Chi sono? Spesso mi dicono
che esco dalla mia cella
sciolto e sereno e saldo
come un signore dal suo castello

Chi sono? Spesso mi dicono
che parlo con i sorveglianti
libero e cordiale e franco
come se avessi da comandare.

Chi sono? Mi dicono anche
che i giorni porto della malasorte
imperturbabile, sorridente e fiero,
come chi è uso alle vittorie.

Davvero sono quello che altri di me dicono?
O son soltanto ciò che io stesso di me so?
Inquieto, nostalgico, malato, come un uccello in gabbia,
boccheggiante per un soffio di vita, come se mi strozzassero,
affamato di fiori, di colori, cinguettii,
assetato di buone parole, di calore umano,
tremante d’ira per l’arbitrio e la minima offesa,
tormentato dall’attesa di grandi cose,
invano trepidante per amici a distanza infinita,
stanco e troppo vuoto per pregare, per pensare, per fare,
fiacco e pronto a dire addio a tutto? 
Chi sono? Questo o quello

SCRITTI

“Per il bene, la stupidità è un nemico più pericoloso della malvagità. Contro il male è possibile protestare, ci si può compromettere, in caso di necessità è possibile opporsi con la forza; il male porta sempre con sé il germe dell’autodissoluzione, perché dietro di sé nell’uomo lascia almeno un senso di malessere. Ma contro la stupidità non abbiamo difese. […] osservando meglio, si nota che qualsiasi ostentazione esteriore di potenza, politica o religiosa che sia, provoca l’istupidimento di una gran parte degli uomini. Sembra anzi che si tratti di una legge socio-psicologica. La potenza dell’uno richiede la stupidità degli altri. Il processo secondo cui ciò avviene, non è tanto quello dell’atrofia o della perdita improvvisa di determinate facoltà umane – ad esempio quelle intellettuali – ma piuttosto quello per cui, sotto la schiacciante impressione prodotta dall’ostentazione di potenza, l’uomo viene derubato della sua indipendenza interiore e rinuncia così, più o meno consapevolmente, ad assumere un atteggiamento personale davanti alle situazioni che gli si presentano. Il fatto che lo stupido sia spesso testardo non deve ingannare sulla sua mancanza di indipendenza. Parlandogli ci si accorge addirittura che non si ha a che fare direttamente con lui, con lui personalmente ma con slogan, motti ecc. da cui egli è dominato. È ammaliato, accecato, vittima di un abuso e di un trattamento pervertito che coinvolge la sua stessa persona. Trasformatosi in uno strumento senza volontà, lo stupido sarà capace di qualsiasi malvagità, essendo contemporaneamente incapace di riconoscerla come tale. Questo è il pericolo che una profanazione diabolica porta con sé. Ci sono uomini che potranno essere rovinati per sempre.“ — 

da: Della stupidità.

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“L’essenza dell’ottimismo non è soltanto guardare al di là della situazione presente, ma è una forza vitale, la forza di sperare quando gli altri si rassegnano, la forza di tenere alta la testa quando sembra che tutto fallisca, la forza di sopportare gli insuccessi, una forza che non lascia mai il futuro agli avversari, il futuro lo rivendica a sé.“ — 

  da Oltre la rottamazione: Nessun giorno è sbagliato per provare a cambiare

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“Ai pensatori idealistici potrà sembrare fuori luogo per un’etica cristiana parlare prima di diritti e solo più tardi di doveri. Ma la nostra autorità non è Kant; è la Sacra Scrittura, ed è proprio per questa ragione che noi dobbiamo parlare per prima cosa dei diritti della vita naturale, cioè di ciò che è dato alla vita, e solo dopo di ciò che è richiesto alla vita.“ — 

da Etica; citato in Andrew Linzey, Teologia animale, traduzione di Alessandro Arrigoni, 

Cosmopolis, Torino, 1998, 

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“Noi non possiamo essere onesti senza riconoscere che ci occorre vivere nel mondo etsi Deus non daretur… Davanti a Dio e con Dio noi viviamo senza l’ipotesi di Dio… Si tratta cioè di vivere davanti a Dio l’assenza di Dio.“ — Citato in Enzo Bianchi, La differenza cristiana, Einaudi, 2006, I, 4.

(n.d.r. Non è un caso che ho messo per ultima questa riflessione)

Konzentrationslager Auschwitz - Stammlager 1 - Eingangstor mit dem zynischen Gruß "Arbeit macht frei"

https://poesiesemiserie.com/page/39/BONHOEFFER.PIER CARLO LAVA.

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